La 2a compagnia del Battaglioni Sciatori Monte Cervino si sistemò in quadrato sulle pendici della quota 1392 del Mali Trebescines per dare sicurezza ai reparti riuniti al centro di detta quota: un plotone di Arditi del 2° Reggimento Bersaglieri, un plotone di Alpini del Battaglione Bolzano, un plotone mitraglieri del CX di Corpo d'Armata.
Durante la notte vennero inviate pattuglie in direzione di quota 1308. Le condizioni atmosferiche sono pessime; tempo gelido, nevischio. Noi ci prepariamo e partiamo seguendo il percorso più alto, con molta neve, così le nostre tute bianche si mimetizzavano meglio.
Prima di infilarci in uno dei tanti canaloni, ormai noti, si doveva attraversare un pendio innevato e molto scoperto. Io con gli sci mi buttai in leggera discesa. Una rabbiosa raffica di mitraglia all'improvviso mi sollevò la neve attorno. Le pallottole continuavano a grandinare, ma quella a me destinata tardava a venire.
Un urlo improvviso dietro a me. Un Alpino era stato ferito e mi chiamava. Mi resi conto che a risalire avrei impiegato troppo tempo. Consigliai allora all'Alpino di buttarsi in basso con la testa in avanti, aiutandosi con le mani. Finalmente ci riuscì. Lo raggiunsi, me lo caricai sulle spalle (ero stato colpito da due proiettili al ginocchio destro ), e mi lanciai di corsa lungo il canalone dove, perso l'equilibrio, scivolai per un centinaio di metri in mezzo alla neve fresca che, staccandosi dall'alto veniva giù con forza come una slavina.
All'inizio della notte i Greci, con un improvviso attacco penetrarono nelle tende dei feriti, ma non poterono portarli via.
Risaliti nuovamente a quota 1392 la mattina del giorno successivo, le nostre posizioni vennero sottoposte ad una continua azione di fuoco.
La nostra posizione era molto avanzata e completamente isolata. Non potevamo ripiegare per questione d'ordine morale e per non lasciare al nemico una posizione molto importante per il possesso del Mali Trebescines. Ma anche per le difficoltà del terreno, dove il fuoco del nemico rendeva impossibile ogni movimento.
La decisione di resistere ad oltranza non venne meno a nessuno.
Verso le quattro del pomeriggio i Greci sferrarono l'attacco con una violentissima azione di fuoco di mortai e mitragliatrici.
Fin dai primi momenti due squadre del Monte Cervino, schierate a destra della quota, furono messe fuori combattimento. Un'altra squadra ebbe tutti i suoi uomini colpiti da un solo tiro di mortaio. Gli Alpini del Bolzano erano rimasti isolati e privi di munizioni. Il tenente medico Domenico Lincio era stato ferito ed il tenente Brillarelli comandante della 1a compagnia del Cervino, in piedi e completamente scoperto, cadeva fulminato da una pallottola in fronte.
In tali condizioni fu agevole al nemico impossessarsi delle posizioni, sulle quali trovarono soltanto morti e feriti.
Si esauriva così il combattimento della quota 1392, il quale segna una pagina di gloria nella storia del Battaglione Alpini Sciatori Monte Cervino.

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