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Pellegrinaggio cima Valderoa

Sabato 30 agosto 2014 la Sezione A.N.A.Trieste,rappresentata dal Presidente Fabio ORTOLANI con genti...

Esercitazione "Falzarego 2014"

Si è svolta in data 17 luglio l’annuale esercitazione di fine corsi organizzata dal Comando Truppe A...

No men left behind

Freedom  for the Italian Soldiers - We don't forget our Brothers !!

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  • Esercitazione "Falzarego 2014"

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  • No men left behind

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Cima Valderoa 2017

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In anteprima il video del pellegrinaggio delal Sezione ANA di Trieste in Cima Valderoa  video Dim lights Embed Embed this video on your site

 

 

 

Ultimo aggiornamento Sabato 09 Settembre 2017 20:31
 

Alpin de Trieste Luglio 2017

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E' online il numero di Luglio de l'Alpin de Trieste

copertina luglio17

Passano gli anni e con loro gli eroi .... questo mese la copertina è dedicata ad un Eroe di guerra della nostra Sezione che ha depositato lo zaino a terra.... il Reduce di mille battaglie ( tra cui El Alamein) Arrigo Curiel

Da pag. 2 Enrico Bradaschi ci parla del Sacrario di Oslavia, vorrei portare la vostra attenzione al messaggio scritto su un pezzo di carta dalle pronipoti di un caduto ... emozionante e commovente .

I "Calci del mulo" questo mese ci parlano di immigrazione, di perdono ai carnefici, di regole  e, ancora una volta, di Adunata, ma il lato peggiore, quello che nulla ha a che fare con noi Alpini e con i nostri ideali ma che purtroppo chi non ci conosce accomuna a noi ... servono soluzioni drastiche...e servono subito, a partire da Trento !

Da pag 8 le recensioni di ben 3 libri ... "Terra Rossa" di Marino Varini, "7 Rubli per il Capitano" di Guido Maurilio Turla e "Oggi tocca a ..." di Sergio Bottinelli  (Giobott) .

Il nostro Corpo venne fondato nel 1872 da Perrucchetti ma ... ne siete proprio sicuri ?? Il dubbio ce lo pone il nostro Maestro Paolo Candotti che, durante un escursione in Austria ha ritrovato una pietra tombale che sembra dica il contrario ... ci parla di un "soldato della prima coorte montana" di circa 2000 anni fa ... quello che con terminologia moderna chiameremmo " Primo Battaglione Alpini" ( si, è un pò "tirata" come traduzione , ma lasciateci sognare ) morto, bontà sua, nel corso del 25° anno di servizio (!) di ferma minima per gli ausiliari ... ( in pratica un ... VFP25)

Dopo il "com'era...com'è " a pag. 18 le "lettere al Direttore" con una lettera del Gen. Sequenzia sul "Giorno del Ricordo".

Numero "stellato" questo, infatti da pag.19 il Generale Gabriele Nasci ci apre il suo album fotografico relativo al battaglione Feltre nella Grande Guerra .

 Chiudiamo il numero di Luglio con il ricordo doveroso a Arrigo Curiel ... proprio vero ... non timancavano che le guerre puniche caro Arrigo ... credo che stavolta a mettersi sull'attenti davanti a te sarà il Gen. Cantore stesso quando ti presenterai al suo cospetto .
Ciao Arrigo ....

 

Il numero di Luglio è visualizzabile anche cliccando qui

Ultimo aggiornamento Sabato 01 Luglio 2017 09:02
 

Pellegrinaggio in Albania 2017

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 golico 23Mi è stato proposto di andare in Albania, cosa ci vuole, basta attraversare l’Adriatico e siamo arrivati.

Non è un viaggio di piacere organizzato da un tour operator, ma da amici che sono dei profondi conoscitori della campagna italiana in Grecia.

L’Albania ti accoglie con un territorio verde e ondulato e costruzioni fatiscenti o cementi armati completati a metà. Le strade statali sono come le nostre provinciali e puoi trovare un gregge che bruca a bordo strada, tante pecore e capre, asinelli e qualche bovino.

La foto che ti resta è quella di uno stato pre-boom economico.

Il programma è un po’ vago, di certo si sa di una salita sul Golico; per noi triestini il desiderio è salire sul Mali Spadarit e Mali Scindeli.

Al campo base siamo giunti per due vie, i più temerari scendendo lungo i Balcani, gli altri con il traghetto da Ancona.

A cena si organizzavano le uscite del giorno successivo. Ognuno aveva dei desideri. Chi raccontava le esperienze di guerra di papà o del nonno, chi aveva letto resoconti o raccolto testimonianze di reduci e voleva vedere “sul terreno”.

Il primo giorno tutti salgono, un po’ sbuffando, sul massiccio del Golico. Arrivati in cresta ti prende la sconforto a pensare dove si sono contrapposti italiani e greci, su un terreno senza protezioni con tanti sassi e ciuffi d’erba. A quota 1630 m s.l.m. su un masso c’è una lapide a ricordo. Serrati i ranghi, si svolge la cerimonia ufficiale, i vessilli al vento, una prece per i nostri padri e su di noi volteggia un’aquila.

Per il giorno successivo si formano tanti gruppetti con interessi diversi; noi troviamo chi ci segue sul Mali Spadarit. Il campo base è molto distante e la via che sembra più breve è su e giù per strade sterrate. E’ stata un’avventura, con l’aiuto di uno del posto e mille informazioni raccolte per strada all’ultimo momento ci troviamo sulla “Tomba degli Italiani”. Siamo a circa mezz’ora dalla cima ma per oggi non si può pretendere un risultato migliore. Un momento di raccoglimento, la preghiera dell’Alpino, un fiore e siamo giunti fin qui per ricordare la nostra M.O. Silvano Buffa. Gli amici esperti ci fanno i complimenti per aver raggiunto un grande obiettivo; ci spiegano che per trovare il percorso del giorno prima hanno impiegato cinque anni!

A proposito di Golico, il terzo giorno andiamo a quota 1150 m s.l.m. dove Padre Generoso aveva sepolto nostri soldati lasciando una relazione ben dettagliata, ma che dopo settant’anni si sono persi i punti di riferimento.

Ultima scarpinata, il quarto giorno si sale sul Mali Scindeli. Raggiunta la cresta, ci riuniamo sulla punta nord; per noi triestini è l’occasione per ricordare la nostra M.O. Nicolò Giani con una breve cerimonia, un fiore e una prece.

L’ultimo giorno in Albania è stato dedicato ad un giro turistico seguendo a ritroso la Voiussa fino al ponte di Perati. Troviamo solo le teste di ponte, sulla sponda albanese visitabile e percorribile, la sponda greca è invece fagocitata dalla vegetazione.

La giornata si conclude a tavola; dopo cena iniziano le partenze, i primi ci salutano alle 22.

All’indomani ci attende un lungo percorso attorno al Pindo e poi alla sera il traghetto.

 

Paolo Mazzaraco

 

Monte Ortigara - il Calvario degli Alpini

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Monte Ortigara: il Calvario degli Alpini

10 – 29 giugno 1917

Genesi della Battaglia

 

25 Alpini in sosta sotto pendici OrtigaraLa “Süd Tirol Offensive” passata alla storia con il nome di “Strafexpedition”, sferrata nel maggio 1916 nel Trentino, aveva portato l’esercito austriaco su una nuova linea che, rispetto a quella precedente aveva raggiunto i margini meridionali dell’Altopiano dei Sette Comuni e più a sud Monte Cimone – Monte Priaforà nelle Prealpi Vicentine. Pur avendo contenuto l’impetuosa avanzata verso la pianura vicentina, l’esercito italiano dovette lasciare in mano agli austriaci una notevole porzione di territorio.

Le posizioni raggiunte dagli austriaci erano strategicamente importanti perché costituivano una eccellente base di partenza per giungere vittoriosamente nel cuore della pianura veneta e cogliere alle spalle il grosso dell’esercito italiano schierato sul fronte del Cadore e dell’ Isonzo, vibrando così un tremendo colpo al secolare nemico e costringerlo alla resa.

Dal punto di vista strategico l’Italia corse un gravissimo pericolo in quanto il nemico giunse a pochi chilometri dalla pianura veneta. Per il generale Cadorna si rendeva quindi necessario eliminare quella minaccia proveniente dall'Altopiano di Asiago recuperando le posizioni perdute nel 1916 durante la “Strafexpedition”.

Per mancanza di tempo non racconterò gli eventi che ci portarono alla famosa Battaglia dell'Ortigara svoltasi dal 10 al 29 giugno 1917 che viene ricordata nella memoria collettiva di chi la visse nelle proprie carni come “Il Calvario degli Alpini”.

 

La preparazione dell’azione.

 

Durante i mesi dell’anno nuovo vennero attuati, fino nei minimi particolari, tutti i preparativi tecnici, operativi e logistici per riprendere l’offensiva denominata con il nuovo nome “Difensiva Ipotesi Uno”, (tale denominazione aveva il fine di ingannare l’avversario sull’azione da svolgere). Lo sforzo organizzativo fu gigantesco poiché si trattava di mantenere in efficienza operativa e logistica circa 300.000 uomini della 6A Armata al comando del generale Ettore Mambretti.

L’offensiva prevista in un primo tempo ai primi di aprile, a causa dell’abbondante innevamento ancora esistente, dovette essere rinviata ai primi di giugno.

Su quell' accidentato Altopiano di difficile percorribilità, i soldati della 6A Armata provvidero a scavare posti comando, postazioni di artiglieria, osservatori e a costruire strade, acquedotti, ospedali da campo, teleferiche allo scopo di preparare in modo adeguato l’offensiva di primavera.

Anche l’avversario, durante il lungo e rigido inverno, dedicò gran parte delle sue energie a organizzare minuziosamente il terreno con lavori in roccia, costruzione di postazioni, trincee, osservatori, ricoveri per la truppa, posti medicazione, strade, teleferiche, acquedotti per il trasporto dell’acqua e predisposte linee arretrate di difesa. Lavori che aumentarono a dismisura la potenza di una linea di difesa già forte per natura.

In particolare nel tratto Passo dell’Agnella - Monte Ortigara - Monte Campigoletti l’avversario aveva scavato nella viva roccia trincee profonde circa m. 1,50 con parapetti costruiti con muretti a secco.

Ultimo aggiornamento Sabato 01 Luglio 2017 09:24
 

Grigioverdi del Carso

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L'Associazione  storico culturale "Grigioverdi del Carso" , nasce  nel 2005, dall'idea di alcuni appassionati della Grande Guerra di  riunire i vari gruppi di rievocazione del Isontino  e della zona Fogliano Redipuglia,   con lo scopo di  contribuire a livello sia turistico che culturale  al mantenimento della memoria e alla conoscenza  del principale fronte della Grande Guerra,  soffermandosi molto sulla vita del soldato in trincea sul Carso,  ossia quel settore del fronte Italiano-Austriaco  che nella memorialistica  sia italiana che austriaca  è definito un inferno sulla terra. 

Le attività svolta dall'associazione  sono in special modo  visite guidate con scolaresche ( sopratutto classi di 3^ media)   nel Parco tematico di Monfalcone , trincea Joffree, quota 85, quota 121;   Monte Se Busi,  Monte Cosich,  cioè tutta quella zona del Carso dove i combattimenti furono molto feroci  e intensi.  In più  i "Grigioverdi"  sono presenti in quasi tutti i comuni del Friuli,  e Veneto,  tutti i fine settimana dell'anno  per Cerimonie ai Caduti ,  per  campi didattici a tema ( con allestimenti di ospedali da campo,  postazioni di  sacchi di sabbia ,  posto comando  tutto sia del Regno d'Italia che del Impero asburgico)  ,  per  presenza nelle mostre ,   e varie altre attività culturale e storiche  riguardanti la Grande Guerra,  come anche  documentari e rievocazioni. 

La sede dell'associazione "Grigioverdi del Carso"  è a Ronchi dei Legionari, il presidente è  Andrea Ferletich , persona molto competente laureato in Storia contemporanea. 

Per informazioni  si può consultare la pagina FaceBook  "Grigioverdi del Carso"  e il Blog su Internet  " igrigioverdi. blogspot.it".

 

Alessandro Tandura

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Alessandro-TanduraPochi mesi fa il comune di Paese (Treviso) ha cancellato il nome della via Palmiro Togliatti e l'ha ribattezzata via Alessandro Tandura, una Medaglia d'Oro al V.M. della Prima Guerra Mondiale.
Chi era costui?
Nato a Vittorio Veneto il 17 settembre 1893, basso di statura (diceva sempre di essere alto due centimetri più del Re!), ma di grandi sentimenti patriottici, Alessandro Tandura si arruolò volontario nell'Esercito Italiano, in fanteria, nel settembre del 1914. All'inizio di luglio 1915 in un combattimento sul Monte Podgora venne gravemente ferito ad un braccio. Pochi mesi dopo tentò di tornare al reparto, ma i medici lo rimandarono in ospedale, dove restò fino al maggio del 1916.
Tornato finalmente in servizio, frequentò il corso Aspiranti Ufficiali e divenne Sottotenente di Complemento. Ottenne la Medaglia di Bronzo la Valor Militare nella battaglia di Castagnevizza nell'estate del 1917.
Subì un nuovo ricovero in ospedale da dove uscì nel dicembre del 1917. Rinunciò ai sei mesi di convalescenza che gli erano stati prescritti, ma, a causa delle sue precarie condizioni di salute venne assegnato a compiti di retrovia, cosa che il suo ardente spirito gli impediva di accettare. Alla fine riusci a farsi assegnare al Reggimento d'Assalto "Fiamme Nere" con il quale partecipò valorosamente alle battaglie del Basso Piave benché non fossero ancora passati i postumo della recente malattia.
Durante un temporale nella notte tra il 9 ed il 10 agosto 1918, da un biplano scassatissimo e rabberciato alla meglio, si lanciò col paracadute nella zona di S. Martino di Colle Umberto (TV) dietro le linee nemiche per raccogliere informazioni sulla consistenza ed ubicazione delle truppe austro-germaniche. Da lì si trasferì rocambolescamente a raggiungere Vittorio Veneto, sede del comando della VI Armata austriaca, vivendo in una grotta.
Messosi in contatto con ufficiali italiani infiltrati in occasione di tentativi precedenti ed aiutato da familiari e conoscenti incluso un austriaco di etnia italiana addetto al Comando tappa di Vittorio Veneto, riuscì a raccogliere molte importanti informazioni da trasmettere al Comando Supremo tramite i piccioni viaggiatori che erano stati paracadutati assieme a lui in apposite gabiette.
Il gruppo di Tandura compì anche azioni di sabotaggio che contribuirono non poco alla successiva avanzata dei nostri soldati.
Per due volte fu catturato dagli Austriaci e sempre riuscì a fuggire. La seconda volta fuggì lanciandosi dal finestrino di un treno in corsa e finendo privo di sensi in fondo ad una scarpata. Ripresi i sensi dopo un paio di ore riuscì a mettersi in salvo rientrando nelle linee italiane.
Dopo la guerra, nel 1922 Tandura passò nel servizio permanente effettivo come ufficiale del 7º Rgt. Alpini e nel 1924 partì volontario per l'Africa Orientale (21° Btg. Indigeni eritreo-misto).
Nella sua carriera militare fece incetta di decorazioni:
- 2 Medaglie d'Oro al V.M.
- 4 Med. d'Argento al V.M.
- 3 Med. di Bronzo al V.M.
- 5 Croci al Merito di Guerra
- 1 Croix de Guerre belga
- 1 Med d'Arg. al Val. Civico
Morì a Mogadiscio il 29 dicembre 1937.


Così scrisse di lui il Capitano inglese Wedgwood Benn nel suo libro di memorie di guerra: "Non ho mai visto un uomo più coraggioso di questo piccolo (Alessandro Tandura non raggiungeva il metro e 60) soldato italiano, il più valoroso soldato del mondo".

Ultimo aggiornamento Sabato 22 Ottobre 2016 08:37
 



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