La sera del 22 gennaio 1979 partivo con il Trieste - Roma del tardo pomeriggio, con destinazione Foligno, città umbra dove era situata la S.A.U.S.A. Scuola Allievi Ufficiali e Sottufficiali di Artiglieria: ero stato ammesso al 94° Corso Allievi Ufficiali di Complemento. Ma, dov’era questa Foligno, ammetto che, carta stradale alla mano, ho cercato di individuarne il punto e con grande sconcerto dovetti constatare che l’autostrada e la linea principale ferroviaria non passavano in quella zona. Alla stazione centrale la conferma che Trieste era lontanissima e faticosa da raggiungere da questa Foligno, bisognava cambiare a Bologna, poi ad Arezzo fino a Terontola (altro posto ignoto) e da qui prendere un locale fino a destinazione. Totale non meno di undici ore di viaggio!

Con questo ricordo ancora vivissimo nel tempo riapro dopo trent’anni le lettere che scrissi alla mia ragazza, dal gennaio al giugno del 1979, una scatola di ricordi che pochi anni or sono volle farmi avere assieme al cappello “pistrale” che le avevo donato quando terminai il corso. Forse anche lei desiderava chiudere un lungo capitolo della nostra vita turbato nell’inverno 1979 da un distacco, restituendomi il segno di tante serate nella sala lettura che avevo trascorso ascoltando i Genesis mentre le scrivevo i miei pensieri e tutto ciò che accadeva attorno a me. Quelle lettere racchiudono una parte di me ed una fase molto delicata della mia vita e sinceramente ero felice ma turbato allo stesso tempo di poterle nuovamente riavere. Non ho avuto coraggio di riprenderle in mano fino a qualche giorno fa, quando la telefonata di un mio collega del Corso AUC non mi ha risvegliato forse più che ricordi, tante emozioni e stati d’animo. Ed ecco dunque, prendo questo pacchetto stretto da un nastro, le mie lettere numerate una a una, con cartoline, biglietti e foto e snodando la seta che stringeva tutto assieme, apro uno scrigno di ricordi ed emozioni. Rimango leggermente turbato dentro, apro la prima, un espresso, e mi immergo nella lettura. Di lì a poco mi rendo conto che qualcosa dentro di me si stava muovendo, riaffiorava il ragazzo di ventunanni classe 1957 con tutte le sue perplessità ed incertezze di allora.

Tra le righe parole che solo due innamorati potevano scambiarsi, parole mie e sue che gelosamente sono secretate nei fogli da lettera come sicuramente nei cuori di un ragazzo ed una ragazza poco più che adolescenti ma veramente innamorati sebbene turbati da questa distanza: questi pensieri rimarranno per sempre “blindati”!  Diversamente per le descrizioni della vita a Foligno, una cronaca quasi giorno per giorno o meglio evento per evento che ho deciso di ricopiare integralmente lasciando inalterato lo stile e qualche errore di sintassi per meglio contestualizzare, ricordare e comprendere tutto quello che accadeva attorno a noi nei cinque mesi di frequenza del 94° A.U.C.


Foligno, 26 gennaio 1979

….. vorrei raccontare tante cose e non so da che parte cominciare, è difficile stendere su un foglio di carta tutti i miei pensieri e soprattutto quello che sento, perciò inizio a parlare del mio viaggio in treno.

Il crudele fischio del capostazione mi ha preso di contropiede, è stato come una fucilata e mi ha fatto male. Ho maledetto quel momento e quel treno perché non sopportavo di vederti sparire sempre più piccola sotto la pensilina che si allontanava da me: ho chiuso il finestrino per ultimo. Il viaggio è stato lungo, anzi lunghissimo, undici ore circa nelle quali non ho mai chiuso occhio, ero come rincretinito ma soprattutto stanco. Poi piano, piano mi sono ambientato ed ho fraternizzato con gli altri ragazzi che stazione dopo stazione salivano per seguire la mia stessa destinazione, tutti parlavano della stessa cosa, dell’improvviso e violento distacco dai propri cari.
Dopo aver cambiato a Terontola mi ha assalito un nervosismo incredibile, perché sentivo avvicinarsi quel momento particolare nel quale per quindici mesi avrei perso la mia libertà e me ne sono reso conto più che mai quando sono entrato nella caserma e sono stato salutato dal piantone che mi ha sussurrato con un ghigno ”devi morire!”  Però i guai veri e propri sono iniziati dopo l’identificazione , terminata la quale venivo assegnato alla quinta Batteria (Btr) da montagna.
Quello che racconterò sono cose che a sentirle faranno ridere, ma a viverle qui costano una faticaccia infame, per comprendere innanzi tutto ora non mi chiamo più Mauro, qui tutti si chiamano “Pistri” e quando i nonni (che sono gli allievi anziani) ti chiamano con questo nomignolo bisogna scattare sull’attenti e gridare con tutta la voce che hai in gola”comandi”, ma magari bastasse gridare questo, naturalmente qui tutto quello che si fa è sbagliato (prassi) e perciò per punizione ti fanno fare flessioni sulle braccia a volontà. In quattro giorni mi sono fatto già i muscoli (il che è un bene magari), ma a che prezzo. Per comprendere ieri non riuscivo a tagliare la pizza perché le braccia non mi tenevano. Ma insomma finora tutto ciò è sopportabile ancora, però mi aspettano tempi più duri, infatti non abbiamo ancora iniziato i servizi, cioè i lavori e nemmeno non abbiamo cominciato a studiare. Proprio oggi ci hanno consegnato i libri, circa venticinque, ma comunque resta il fatto che dicono che la cosa peggiore che ti possa capitare dicono sia  la guardia muli cioè spalare ciò che fanno tali bestioni per una giornata intera, insomma la fine del mondo.
Scriverò subito nuovamente, lo farò già domani, racconterò tutte le cose buffe che mi succedono qui attorno, parlerò di come impegno la mia giornata e farò conoscere tutti gli amici che mi sono fatto in caserma.


Foligno, 30 gennaio 1979

In questo momento mi trovo in aula undici, ove dovrei studiare ma è più forte di me, non posso farlo se non dopo aver parlato un po’ con te.
Sapessi che vita strana si vive in  caserma. E’ tutto diverso, qui nessuno deve pensare, nessuno lamentarsi, nessuno può permettersi il lusso di sbagliare qualcosa. Giusto stamattina alle sette e cinquanta all’alzabandiera l’ho scampata brutta perchè non ho sentito la tromba e sono arrivato quando tutti gli altri erano già inquadrati sull’attenti. Sono sicuro che gli ufficiali mi hanno notato ma per fortuna finora non mi hanno fatto niente, buon segno, speriamo che se la dimentichino.
Accidenti è finita l’ora, ci sentiamo dopo.
Lezione di tiro con l’obice da 105/14. 
Abbiamo appena attraversato il cortile in fila indiana e di corsa ed ora mi trovo nell’aula di tiro. Oggi ho visto per la prima volta il sole, in quanto ha piovuto fino a stanotte, così speriamo almeno che si asciughi il terreno, perché è tanto umido e fa tanto freddo. Vorrei un po’ di pace. Oggi una bella notizia, tra venti giorni incominceranno le licenze e assicuro che farò di tutto per farmene dare una, studierò, marcerò, non m’interessa ma devono mandarmi da te. A casa credo verrò in borghese, in quanto con le divise mi sono beccato una fregatura incredibile, per capire io porto i calzoni numero quarantasei e loro mi hanno dato il cinquantadue. Ho provato a farli stringere ma fanno schifo lo stesso. Le giacche neanche parlarne, mi ingrossano che è un piacere, qui ti danno gli avanzi di magazzino e ci  hanno detto che devono esaurire le scorte, perciò quello che ti capita, ti capita. In caserma invece bisogna girare con la mimetica, quella divisa verde oliva, e gli scarponi sono più bassi degli anfibi e fanno un male cane. Qui bisogna sempre girare con gli scarponi accidenti e fra un paio di giorni anche con i calzoni alla zuava, quando ce li daranno, per completare così l’uniforme ufficiale degli Alpini. Che sonno, vorrei tanto dormire un po’ ma come si fa se fino a mezzanotte ti fanno marciare e poi ti devi svegliare alle sette meno dieci per fare le pulizie. Qui bisogna fare tutto di corsa, tanto che mi sembra di esser finito nei Bersaglieri. E’ finita anche quest’ora, adesso vado a pranzo.

 

Foligno, 1 febbraio 1979

Insomma mi comincio ad ambientare un pochino, io infatti sono pieno di risorse, per cui non ho avuto difficoltà a farmi amici gli altri ragazzi con i quali si parla molto, ma soprattutto si scherza e si ride tanto; abbiamo bisogno di ridere, tutto passa più velocemente se si ride. Oggi ci hanno dato il fucile in previsione della prima marcia in montagna, che faremo mercoledì prossimo, la così detta “Marcia della Penna” che negli Alpini è un rito, una festa nella quale viene fatto il battesimo della penna, la messa da campo e poi alla sera naturalmente la tradizione vuole che nessuno dorma e che tutti prendano una ciucca di grappa. Unico inconveniente, la marcia si svolge in montagna, in salita e la devi fare con l’equipaggiamento da combattimento, zaino, fucile, elmetto, maschera NBC,e cretinate varie, insomma sarà un’altra sfacchinata.
Venerdì ci fanno la puntura e da noi nessuno ha paura, in “montagna” si è uomini e perciò tutti si faranno pungere sorridendo. E’ bello lo spirito degli Alpini, ti insegnano tante cose, soprattutto ad essere più amico ed aperto con tutti, ti insegna a soffrire in silenzio ed a rinunciare per gli amici, ti insegna a resistere e stringere i denti.

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