“Non avrei dovuto bere quell’intruglio gelato al Rifugio” – pensava il giovane Sottotenente di Complemento, Ufficiale di coda di una Batteria di Artiglieria di Montagna, durante una marcia del campo estivo. Prima di iniziare a scendere per la mulattiera che porta a valle, il giovane era riuscito a fare un salto al Rifugio, bere in fretta una consumazione al bar, e rientrare al suo posto in coda alla colonna di Artiglieri e di muli senza che il Capitano si accorgesse di niente. Ma ora ne doveva sopportare le conseguenze: un terribile mal di pancia e l’impellenza di fermarsi al più presto dietro un cespuglio.

La strada per scendere a valle la conosceva bene: l’aveva fatta tante volte da turista con suo padre, ed in seguito con gli amici del CAI. Il Rifugio era un’ottima base di partenza per interessanti escursioni ed arrampicate. La mulattiera scendeva con ampi tornanti in mezzo ad un ripido bosco di abeti e larici. 

Non appena gli ultimi muli scomparvero dietro la prima curva, il Sottotenente si fermò e si affrettò ad accomodarsi dietro un cespuglio. “Tanto – pensava – poi  prendo giù per il bosco e li raggiungo tra un paio di tornanti”. Poco dopo riemerse dal cespuglio sistemandosi lo zainetto ed il cinturone della pistola; e poi, via, di corsa giù per il bosco.

Ora, con il ritrovato senso di benessere, con le sue gambe lunghe, l’agilità e la forza dei vent’anni, il giovane sembrava volare. Ad ogni passo faceva tre o quattro metri, finendo in scivolata con gli enormi scarponi che quella volta la naia forniva ai reparti Alpini e che sembravano dei motoscafi in mezzo ad una frana di terriccio e ghiaia. Ogni tanto una manata su qualche tronco di albero gli serviva a mantenere l’equilibrio.

 Nella sua corsa a rompicollo si tenne sulla sinistra, contando di saltare i due primi tornanti e raggiungere la coda della Batteria alla grande curva. Alla fine intravide tra gli abeti il biancore della grande curva e la raggiunse con tre ultimi salti, … per finire diritto tra le braccia di un Generale, e rimbalzare sbigottito sull’ “attenti” con la mano alla tesa del cappello.

 Il Generale era fermo alla grande curva assieme ad altre Penne Bianche, arrivate là con una AR. Più in su la stradina diventava una mulattiera ed era impraticabile alle macchine. Il Generale non si era ancora rimesso in equilibrio che già il Sottotenente si stava dovutamente presentando a piena voce: grado, cognome, nome, reparto, ed infine l’incarico: “Ufficiale di coda”.

“Ufficiale di coda ... di cosa?” Chiese il Generale.

Imbarazzato il giovane spiegò che si era dovuto fermare e che ora tentava di raggiungere il reparto. Un diabolico ghigno goliardico si disegnò sulla faccia del Generale non appena si rese conto che il Sottotenente, con quelle sue gambacce smisurate, aveva sorpassato la Batteria senza accorgersene.        

“Si metta lì dietro, Tenente. E non si muova e non fiati finché non la chiamo!” – gli ordinò indicandogli un grosso masso erratico.          

In lontananza si cominciava già a sentire lo sferragliare della Batteria in marcia ed il calpestio di quattrocento zoccoli sui ciottoli della mulattiera. Alla fine ecco apparire la colonna con in testa il Capitano, il quale, vedendosi la strada sbarrata dalle Penne Bianche, ordina l’“alt” alla colonna e presenta la forza, citando ovviamente anche il Sottotenente Ufficiale di Coda.

“Faccia venire qui l’Ufficiale di Coda” gli ordina il Generale con la faccia più serafica di questo mondo. Il Capitano spedisce un Artigliere a risalire la colonna per chiamare il Sottotenente, e si sente sprofondare quando l’Artigliere torna solo e gli dice “No’l xè, sior Capitano!”           

“Capitano – infierisce impietoso il Generale – Lei si perde i suoi Ufficiali per strada? Per fortuna ne ho trovato io uno per caso…. Adesso venga fuori, Tenente, e riprenda il suo posto!”

Il Capitano, rosso paonazzo, fissa incredulo il giovane Sottotenente che mogio mogio riappare da dietro il masso erratico.

 La storia non dice che cosa poi il Generale fece al Capitano, né che cosa il Capitano fece al Sottotenente; ma giù al Circolo Ufficiali di quel Gruppo di Artiglieria, si ride ancora quando si parla di quest’avventura e di quanto il Sottotenente dovette pagare da bere al bar del Circolo Ufficiali prima di andare in congedo.

  

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