Colfiorito, 5 settembre 1965 - Esercitazione a fuoco della SAUSA (Scuola Allievi Ufficiali e Sottufficiali di Artiglieria - Foligno) 

Una bellissima giornata di sole, anche nel lager dove eravamo alloggiati. Ricordate? Si diceva fosse stato un campo di prigionia inglese, durante l’ultima guerra. In mattinata avevamo fatto i tiri con il mortaio da 120. Eravamo contenti, almeno noi del primo pezzo: centrato il bersaglio al primo tiro di aggiustamento! Che culo!!!

Ora di rancio, all’aperto. E dove sennò? Non ricordo ci fosse un qualche posto dove sedersi a mangiare. Le gavette in mano, quelle lavate e rilavate con l’acqua fredda con trucchi diversi: la scuola dei detersivi e della terra (sabbia non ce n’era a Foligno). Ma il colera era forse in vacanza, o meglio, in licenza?

Il contorno del pasto, per dogmatica militar definizione ottimo ed abbondante, era costituito da peperonata. All’improvviso e inopinatamente, irrompe nel cortile una AR (auto da ricognizione, per chi non lo ricordasse). È arrivato il Colonnello Figliolia, comandante della SAUSA, a visitare le sue truppe (si fa per dire!).

Attenti! Riposo! La solita, consolidata routine. Poi, il colonnello, interpretando il ruolo del comandante paterno e alla mano, si aggira tra di noi. Si guarda in giro, quindi punta l'Allievo Ufficiale Mascheroni Carlo Maria. Perchè proprio lui? Penso per quell’aria nobile che aveva.

"Questo - pensava incautamente il Colonnello Figliolia - non sbaglia la risposta!" E così gli si fa da presso e chiede: “Com’è il pranzo?”. E il Mascheroni, mettendo sotto il naso del colonnello il coperchio della gavetta, contenente la peperonata, rimestando con la forchetta nella stessa e mettendo in evidenza un verme grasso, bianco e ben cotto, candidamente e con aria di leggera sufficienza, esclama, con quella sua tenue erre blesa,: “Guardi lei, signor colonnello!”.

Ora, si sa, almeno noi comuni mortali sappiamo, che un verme ci può essere in una peperonata preparata per centinaia di individui militarizzati. Ma la cosa parve folgorare il Figliolia, il quale, senza profferire altro verbo, si precipitò alla AR. L’autista partì di corsa, direzione Foligno, destinazione SAUSA.

Il Mascheroni rimase a sogghignare. Noi, divertiti. E tutto finì lì. O meglio, tutto ci sembrò finire lì. Poi, il giorno dopo, tornammo in caserma, pardòn, alla Scuola a Foligno. Finalmente, alla sera, una libera uscita civile, in città, così diversa da quelle di Colfiorito, consumate cercando passatempi, come quello di fare il tiro a segno con la baionetta. E, quella volta, la baionetta la persi. Mi vedevo già a Gaeta, non certo nella amena località marina, ma piuttosto rinchiuso nella tetra fortezza, adibita a carcere militare. Era ormai buio. Per fortuna, raschiando il terreno, palmo a palmo, la ritrovai, nascosta nell’erba. Sospiro di sollievo e un voto: non farò più il tiro a segno contro gli alberi con la baionetta. Chiedo scusa per la digressione.

Dunque, alla sera, siamo schierati nel cortile per la libera uscita. È sera avanzata: poca luce. Un riflettore, acceso in alto, in corrispondenza dell’androne di ingresso, illumina la scena. Questa volta è il Capitano d’Ispezione, in persona, che esamina gli Allievi, per controllarne l’assetto, prima di dare il consenso alla libera uscita. La naja, radio scarpa, vocifera che il Capitano si sia preso una settimana di arresti per via del verme. Cosa c’entrava lui, lo sapeva solo il colonnello e, penso, le alte gerarchie dell’esercito o forse sua moglie, che lo aveva fatto incazzare. Chissà. Il fatto è che il Capitano d’Ispezione (il nome, per piacere, chi lo ricorda, lo dica!) ignora gli AUC Artiglieri di Campagna, quelli Artiglieri della Pesante Campale, insomma tutti gli altri e concentra la propria attenzione sugli AUC Artiglieri da Montagna. “Fianco sinistr!” è l’ordine e ci troviamo di profilo contro la luce del riflettore: silouettes perfette. Il Capitano d’Ispezione passa tra le nostre file, smoccolando una serie di: “Cappello deformato, stia punito!”. Punizioni non andate a buon fine, ci accorgeremo dopo. Tuttavia la libera uscita è andata a puttane! E io, che ero tra i puniti, pensavo al mio cappello. Deformato? Sì, per il sudore e le frequenti innocenti manipolazioni. Eppure qualcuno era rimasto esente dalla punizione dell’incazzato Capitano d’Ispezione. Forse Burresi, o Poletti, o Furlanetto, che trattavano il cappello con ogni riguardo? Chi lo sa? Chi lo ricorda? Sarebbe comico scoprire che anche il Mascheroni l’avesse fatta franca.

          Rimane una domanda senza risposta? Chi riferì al Capitano d’Ispezione che era stato proprio un AUC Artigliere da Montagna a mostrare il verme della peperonata al Col. Figliolia?

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