Sembra che questa importante e recente figura giuridica in realtà sia nata in una caserma della Carnia una quarantina d’anni fa!

Il radiotelegrafista Claudio era un bravo Alpino quando c’era da fare qualche esercitazione o qualche marcia in montagna. Efficiente, veloce e solerte, era un tipo in gamba. Ma la vita di caserma, soprattutto in quella caserma in un paesino della Carnia sperso tra i monti, gli andava stretta e lui faceva di tutto per scacciarne la monotonia, a tutto scapito della disciplina militare.

Gran mattacchione, aveva organizzato le corse dei muli delle salmerie (e relativo giro di scommesse) nel piazzale dell’abbeverata quando non c’erano i superiori. Almeno così sperava, ma una volta si fece bec­care: lui si fece qualche notte in CPS e le corse dei muli cessarono ... per un paio di settimane.           

Non si fece però mai bec­care dai superiori all’attenti dei muli. Aveva infatti istruito le re­clute delle salmerie a far fare l’attenti ai muli. Ogni volta che lui arrivava una recluta, urlando “At-tenti!” a squarciagola, doveva gettare una manciata di ghiaia sulla tet­toia di lamiera ondulata del filare dei muli, i quali spaventati alza­vano la testa e rizzavano le orec­chie, mentre i conducenti face­vano il presentat’arm con le ra­mazze.           

Ogni tanto gli capitava di dover scendere in paese con l’AR per acquistare parti di ricambio per la radio e altro materiale elet­trico. Era un piacevole diversivo alla monotonia perché immanca­bilmente il radiotelegrafista e l’autista non si lasciavano sfug­gire l’occasione per una sosta all’unica osteria del circondario.           

Una volta, forse per qual­che bicchiere di troppo, si misero a rincorrere per gioco le oche nel cortile dell’osteria tra le proteste e gli strepiti dell’ostessa. Poi rac­colsero un paio di penne bianche che le oche avevano perso star­nazzando, le sostituirono a quelle dei loro cappelli, e si misero a fare i buffoni mimando gli uffi­ciali superiori. Ma il vino gioca dei brutti scherzi e la penna d’oca rimase sul cappello di Claudio anche quando si avviarono per tornare in caserma.           

La sentinella vide da lon­tano avvicinarsi l’AR con una penna bianca e chiamò l’Ufficiale di Picchetto che schierò la guardia prima di accorgersi che sotto quella penna bianca c’era quel maledetto scapestrato del radio-telegrafista.           

Tuoni, fulmini e saette!           

Ma ora cosa fare? Se si fosse saputo in giro, che figura l’Ufficiale di Picchetto avrebbe fatto col Colonnello Comandante ... per non parlare delle prese in giro dei colleghi al Cir­colo Ufficiali?

Fu così che l’ufficiale con­cordò con Claudio per una pena mite (un’altra notte in CPS, ma tanto Claudio c’era abituato!) con la motivazione di una generica in­frazione di disciplina, ed il caso fu messo a tacere.           

Fu forse il primo caso ... giuridico di “patteggiamento della pena”.

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