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Pellegrinaggio in Albania 2017

Sabato 29 Luglio 2017 07:02 Paolo Mazzaraco
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 golico 23Mi è stato proposto di andare in Albania, cosa ci vuole, basta attraversare l’Adriatico e siamo arrivati.

Non è un viaggio di piacere organizzato da un tour operator, ma da amici che sono dei profondi conoscitori della campagna italiana in Grecia.

L’Albania ti accoglie con un territorio verde e ondulato e costruzioni fatiscenti o cementi armati completati a metà. Le strade statali sono come le nostre provinciali e puoi trovare un gregge che bruca a bordo strada, tante pecore e capre, asinelli e qualche bovino.

La foto che ti resta è quella di uno stato pre-boom economico.

Il programma è un po’ vago, di certo si sa di una salita sul Golico; per noi triestini il desiderio è salire sul Mali Spadarit e Mali Scindeli.

Al campo base siamo giunti per due vie, i più temerari scendendo lungo i Balcani, gli altri con il traghetto da Ancona.

A cena si organizzavano le uscite del giorno successivo. Ognuno aveva dei desideri. Chi raccontava le esperienze di guerra di papà o del nonno, chi aveva letto resoconti o raccolto testimonianze di reduci e voleva vedere “sul terreno”.

Il primo giorno tutti salgono, un po’ sbuffando, sul massiccio del Golico. Arrivati in cresta ti prende la sconforto a pensare dove si sono contrapposti italiani e greci, su un terreno senza protezioni con tanti sassi e ciuffi d’erba. A quota 1630 m s.l.m. su un masso c’è una lapide a ricordo. Serrati i ranghi, si svolge la cerimonia ufficiale, i vessilli al vento, una prece per i nostri padri e su di noi volteggia un’aquila.

Per il giorno successivo si formano tanti gruppetti con interessi diversi; noi troviamo chi ci segue sul Mali Spadarit. Il campo base è molto distante e la via che sembra più breve è su e giù per strade sterrate. E’ stata un’avventura, con l’aiuto di uno del posto e mille informazioni raccolte per strada all’ultimo momento ci troviamo sulla “Tomba degli Italiani”. Siamo a circa mezz’ora dalla cima ma per oggi non si può pretendere un risultato migliore. Un momento di raccoglimento, la preghiera dell’Alpino, un fiore e siamo giunti fin qui per ricordare la nostra M.O. Silvano Buffa. Gli amici esperti ci fanno i complimenti per aver raggiunto un grande obiettivo; ci spiegano che per trovare il percorso del giorno prima hanno impiegato cinque anni!

A proposito di Golico, il terzo giorno andiamo a quota 1150 m s.l.m. dove Padre Generoso aveva sepolto nostri soldati lasciando una relazione ben dettagliata, ma che dopo settant’anni si sono persi i punti di riferimento.

Ultima scarpinata, il quarto giorno si sale sul Mali Scindeli. Raggiunta la cresta, ci riuniamo sulla punta nord; per noi triestini è l’occasione per ricordare la nostra M.O. Nicolò Giani con una breve cerimonia, un fiore e una prece.

L’ultimo giorno in Albania è stato dedicato ad un giro turistico seguendo a ritroso la Voiussa fino al ponte di Perati. Troviamo solo le teste di ponte, sulla sponda albanese visitabile e percorribile, la sponda greca è invece fagocitata dalla vegetazione.

La giornata si conclude a tavola; dopo cena iniziano le partenze, i primi ci salutano alle 22.

All’indomani ci attende un lungo percorso attorno al Pindo e poi alla sera il traghetto.

 

Paolo Mazzaraco

Ultimo aggiornamento Giovedì 08 Marzo 2018 09:16